24/01/2012

GoalUnited

In questi mesi non ho mai parlato della mia nuova grande passione, ma dopo il trionfo di sabato pomeriggio credo che sia arrivato il momento di spendere due parole, o meglio, un post per GoalUnited. Questo straordinario gioco manageriale, al quale si accede via internet senza installazioni o cd-rom, è il brivido che ha caratterizzato il mio autunno e questa prima parte d’inverno grazie alle sue scadenze ultra reali: si gioca il mercoledì ed il sabato alle 15.30, si disputa un campionato con una squadra inventata e ci si sfida con fantamanger di tutto il mondo raggruppati per nazioni. Tutto è nato questa estate per caso, ero su Facebook e vidi sul lato della schermata l’inserzione pubblicitaria di GoalUnited, incuriosito dai contenuti di questo slogan sportivo andai a vedere il sito e dopo aver capito di cosa si trattasse mi sono registrato e ho cominciato a giocare immediatamente. Lentamente ho iniziato a capire le dinamiche di un gioco estremamente realistico in cui si dirige una società in tutti i suoi aspetti: tecnici, tattici ma anche finanziari oltre al mercato dei calciatori. Dopo una stagione di assestamento in cui ho preso la Virtus SEF (il nome della mia squadra non poteva essere diversamente…) a campionato in corso, ho dovuto affrontare la nuova stagione in cui sono retrocesso meritatamente considerando il valore dei miei avversari evidentemente superiori. Sceso di categoria ho costruito una formazione forte e coraggiosa, con investimenti mirati ed un cambio di modulo in corsa che mi ha permesso di condurre un campionato di alto livello. C’erano squadre più forti della mia ma alla fine ho conquistato un terzo posto che mi ha regalato la promozione alla serie successiva. Nel finale di stagione ho superato il Nanni’s coinvolto in un drammatico crollo e ho blindato la mia posizione con 7 punti nelle ultime tre sfide stagionali. Con la vittoria nell’ultimo turno contro il Bar Centrale per 2-0 (reti di Malpeli e Berger) ho festeggiato il mio personale traguardo con grossa soddisfazione. Protagonista della stagione è stato il capitano bomber, il centrocampista tuttofare Beato Cocco, uomo in più, tiratore infallibile, idolo della curva e mio beniamino personale, uno di quelli a cui non rinuncerò mai come il mio storico fisioterapista Merico Capannolo. In questa fantomatica avventura ho coinvolto Gabriele che si è fatto trascinare rapidamente, diventando un amante di questo gioco. Ultimamente le nostre conversazioni intercontinentali iniziano con un riferimento a GoalUnited e terminano con delle considerazioni sulle nostre squadre. Nell’unica amichevole giocata tra di noi (apparteniamo a due leghe diverse) ha vinto lui per 3-4 grazie ad un gol su punizione nei minuti di recupero. La prossima settimana ricominceremo con una nuova stagione, nel frattempo ho costruito la clinica che ha inciso molto sulle mie finanze ma era un investimento necessario. Non spenderò troppo nel mercato ma la squadra sarà comunque competitiva, tornerà dal lungo infortunio Joshua Huchet, il mio Maicon, “Il Trattore della Costa Azzurra”, al suo fianco aggiungerò un altro difensore e prenderò una buona punta davanti. Ho promesso ai miei fantatifosi una stagione importante, l’avventura sta per ripartire, il fomento è pronto a rinfiammarsi.

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Gabriele: “Scriverò un libro su GoalUnited”

22/01/2012

Imparare

Tutto si può dire tranne che sia stato un week-end di riposo e relax. Il mini tour di force è iniziato venerdì pomeriggio con il lavoro dalle 16 alle 24 per coprire uno spettacolo teatrale, 4 ore di sonno, prima di accompagnare mia madre a Ciampino in aeroporto, poi palestra, pranzo, e via di nuovo in auditorium per un altro evento ancora dalle 16 alle 24. Stamattina ho deciso di andare comunque a correre ma ora finalmente mi godo quelle 4-5 ore di nulla prima che tutto riparta. La considerazione che ha accompagnato queste due giornate lavorative è stata soltanto una: nei miei due anni di magistrale ho imparato molto di più grazie a questi 12 mesi di lavoro che per merito dei libri. È ovvio che abbia appreso conoscenze diverse, ma sono convinto che mi abbia fatto bene questo impegno e soprattutto questo tipo di mansione. Durante gli eventi mi sono sentito spesso una specie di Gabriele: facevo delle cose e mi rivedevo in lui che scorrazzava per il ristorante di Pechino pronto a mettere pezze ovunque, cercando di dare sempre il massimo della disponibilità ai clienti e non solo. Fronteggiare e rapportarsi in continuazione con persone sempre diverse, di ogni estrazione sociale e con richieste sempre più impensabili è un compito arduo ma allo stesso tempo affascinante e soprattutto utile per una crescita personale. Non è facile soddisfare tutti, tutelando gli interessi di qualcuno e facendo rispettare delle regole, in questi mesi l’ho capito totalmente e quando ripenso all’etichetta che Alfredo mi ha voluto attribuire “Il burattinaio dell’Ufficio Eventi”, credo che mi si addica di più l’”L’Equilibrista dell’Ufficio Eventi”. Sapersi rapportare con gli “adulti” è complicato, in particolare in ambito lavorativo, ancor di più quando i soldi scarseggiano e bisogna guardarsi le spalle in continuazione poiché chi sta dall’altra parte è sempre pronto a risparmiare o a trattare in modo patologico sui soldi. Ho capito moltissime cose in questo arco di tempo, ne parlavo giorni fa in ufficio con la mia responsabile ringraziandola anche per avermi voluto tenere fortemente dopo che avevo rivinto il bando. Mi sono sempre sentito molto stimato e responsabilizzato, in questi mesi ci siamo dovuti barcamenare in situazioni surreali, senza manutenzione e appoggi esterni, noi ragazzi ci siamo dovuti trasformare spesso in tecnici audio e video, pur rimanendo personaggi di rappresentanza e obbligati a presidiare l’auditorium. Negli ultimi due giorni ad esempio, ho fatto di tutto: venerdì addirittura ero sul palco e ho fatto da cavia per il posizionamento delle luci e dei vari effetti mentre l’attrice si cambiava in camerino. Ancor di più ho capito quanto lavoro e quanti dettagli ci siano dietro uno spettacolo, anche il più scarso con gli attori peggiori del mondo, chi non ha la fortuna di vivere la preparazione e l’allestimento non può avere un’idea precisa. Ho lavorato parecchio a questi eventi ultimamente e mi sono sempre divertito molto, so perfettamente che guadagno in una sera molto di più di qualunque mio coetaneo ma onestamente ciò che mi affascina maggiormente è il contatto con le persone, il conoscere ogni giorni qualcuno e poi dover collaborare con perfetti sconosciuti. Ci sono momenti anche molto interessanti e inattesi come la chiacchierata con Laura De Marchi dopo il suo spettacolo venerdì, mentre attendevamo seduti che i tecnici smontassero le luci. Mi ricorderò molte cose di questi ultimi due anni, ma sono convinto che tante di queste conoscenze che ho appreso lavorando mi serviranno in futuro, molto di più che il fenomeno della metafonesi.

19/01/2012

Due domande

Negli ultimi due giorni si sono presentate davanti ai miei occhi una serie di situazioni che mi hanno inevitabilmente condotto a pormi delle domande le quali continuano ad oscillare tra il serio ed il faceto.

Martedì sono andato all’Istituto Gramsci, e oltre ad aver capito che tutte le biblioteche storiche le hanno costruite in altezza e su più piani a differenza di quelle letterarie che si estendono in larghezza, ho assistito ad un siparietto clamoroso. Mentre ero sul 170 alla stazione Termini, ad un certo punto un signore romano sulla cinquantina si è avvicinato al conducente per chiedere dell’informazioni sul tragitto e dopo aver ottenuto queste, si è accasciato, ha aperto la  busta e prendendo una paio di calzini si è rivolto all’autista con la seguente frase: “I voj tre para de pedalini a ‘n euro? So' dde cotone bono!”. L’esclamazione surreale mi ha lasciato spiazzato per due secondo poiché al rifiuto del conducente l’uomo si è rivolto al sottoscritto. A quel punto ho declinato l’offerta giustificando il mio no con il fatto che io sono abituato ad utilizzare calzini di spugna e non di cotone, una risposta onesta che ha soddisfatto il bizzarro venditore. Conclusa la trattativa mi sono domandato in quante capitali europee si possa ancora assistere ad una scena assurda come questa. Temo in nessuna grande città del continente, se non a Roma, in cui tuttora possono avvenire scene che riportano agli anni 60, con personaggi che sembrano essere usciti da un film di Vanzina.

Ieri sera invece, mentre stavo rincasando, mi domandavo come fosse possibile che nel 2012, e sottolineo 2012, esistano ancora delle persone in grado di vantarsi delle proprie performances o conquiste amorose. Per me è già inconcepibile il concetto di “vantarsi” ma mi risulta ancor più complicato da comprendere chi si atteggia e racconta le sue vicende al pari di una vittoria. Resto basito, o meglio, scioccato dalla mancanza di tatto e di buon gusto. Accetto e tollero tutto ma i racconti sulle proprie conquiste infondono nel mio animo una discreta tristezza. Non concepisco chi si vanta di suo, chi espone le donne in bacheca mi irrita oltremodo. Non ho trovato risposta a questo interrogativo, non so perché la gente lo faccia, forse perché c’è ancora qualcuno ancora più idiota pronto ad incensare i successi altrui. A questa mezza risposta ne ho aggiunta un’altra, politicamente scorretta ma altrettanto accettabile. C’è gente così anche perché negli ultimi 17 anni abbiamo visto ogni giorno un uomo che pur essendo padrone del paese continuava a vantarsi di tutto come se il popolo potesse dimenticarsi i suoi averi. Chi si vanta dei propri successi ha sempre una ragione ambigua per farlo, spesso si hanno dei complessi, proprio come colui che ci ha guidato per anni. Sembra paradossale ma è così: Berlusconi è una persona complessata, uno che non si è mai accettato, uno che avrebbe condonato mezzo patrimonio per avere più capelli e 20 cm in più. Uno che si paragona ogni volta a Bernabeu dicendo che lui è il presidente più vincente della storia del calcio, uno che ha fatto mettere sulla maglia della propria squadra “Il club più titolato del mondo”. Chi sottolinea e ricorda le proprie vittorie è volgare nell’animo, chi si vanta di tutto ancor di più, ostentare è pacchiano. Se siamo stati comandati da uno così, e rifletto bene, capisco la presenza di gente qualunque che si vanta del numero di amplessi avuti e delle donne conquistate. Se c’è spazio per i deliri di un Cavaliere, figuriamoci per quelli dei poveracci, no?.

16/01/2012

Milan 0 - Milano 1

Quanto stia godendo in questi minuti voi semplici umani non potete comprenderlo, ma andiamo con ordine. I vecchi, vecchissimi, decrepiti, morti schiattati giocatori interisti, “quelli di odissea nello ospizio” secondo “SoTuttoIoFrancoRossi” vincono il derby contro la squadra che per Berlusconi non è così tanto lontano dal Barcellona. Voglio parlare un po’ di alcuni personaggi della serata come Angelo Carosi, il regista romano di Sky che ha ignorato la coreografia della curva interista insistendo sulla cagata galattica milanista (ha portato palesemente sfiga visto lo slogan e il risultato finale). Due righe merita anche il guardalinee che ha ovviamente annullato il gol regolarissimo di Thiago Motta dopo 5 minuti, una rete che avrebbe cambiato molto la partita. Come sempre si sbaglia da una parte, nel dubbio si va a favore di qualcuno, stasera l’ennesima conferma. Parliamo del vecchio Zanetti, 39 anni ad agosto ma ancora monumentale, però noi siamo vecchi, molto vecchi, il Capitano a tratti si spostava il catetere, ci avete fatto caso? Vecchi anche quelli della difesa, soprattutto i centrali, che hanno arginato il più forte giocatore del mondo ma solo grazie alle due badanti romene, altrimenti non ce l’avrebbero fatta. Come non spendere due parole per quel bollito di Milito? Zoppo, incapace, arrivato. Ha segnato due minuti dopo che si era rincollato la dentiera con il Kukident. È opportuno menzionare CR70, Claudio Massimo Ranieri, uno che per Mourinho aveva 70 anni già nel 2008. Il vecchio bacucco di San Saba, antico, incapace, con il suo bastone con il manico a muso di cane, ha dato una lezioncina al genio numero uno, il manager più grande del mondo, mezzo gradino sotto Guardiola, uno che è riuscito nell’impresa di essere più mediocre da allenatore che quando calcava i campi. Cosa altro si può aggiungere riguardo alla casa di cura neroazzurra? Non saprei, se non che da almeno 4 giorni ripetevo a tutti che avremmo vinto, perché stavamo meglio del Milan e perché non siamo certamente inferiori a quelli là. Mi piace vedere tutte le facce tristi a tinte rossonere che parleranno con le orecchie basse: negli ultimi minuti ho messo l’audio Sky del Milan per ascoltare le dolci parole di Mauro Suma che venerdì si atteggiava a Sky sport 24: caro mio, sentire che ti attaccavi alla classifica e ai 5 punti di vantaggio mi ha regalato un eccitazione vera e propria. E allora sì, godiamoci questa vittoria voluta con i denti dinnanzi ai supercampioni d’Italia. Ringraziamo quella pippa (usiamo i termini adatti) di Abate, è stato sfortunato? Ma no! Ricordiamoci il suo assist al derby di ritorno dell’anno scorso, quanto fu fortunato in quel caso? Pensiamo alla settimana di “Cravatta Gialla”, partito per Londra per prendere Tevez è tornato a casa a mani vuote, ha perso il derby e ora starà crepando di rabbia. Mandiamo un salutino a Silvietto, Ambrosini, Gattuso, al giocatore più sopravvalutato della storia Clarence Seedorf, quelli che ci stanno simpatici da morire, a Ibra che su Facebook aveva detto “vediamo chi comanda a Milano”…e allora rispondiamogli in coro al pupazzone: comandiamo noi, quelli vecchi, con l’artrite e i problemi alla prostata, i vecchiacci ai quali era già stato fatto il funerale.

Fottetevi, sì, fottetevi! Vai vecchio cuore nerazzurro! Vai!

 

derby, calcio, inter

(Per tutta la prossima settimana, due volte al dì per attutire il bruciore delle natiche)