18/05/2012

La prima settimana (e non solo)

Erano le 18.15 e mentre percorrevo Viale dell’Umanesino, ho iniziato a pensare a questo post, a cosa scrivere, ma soprattutto a come raccontare questa settimana, questi primi 5 giorni di lavoro. Alla fine, dopo diversi ragionamenti ho deciso che sarei partito dal 1996, da ben 16 anni fa, per ricollegarmi ad oggi. Il triplo salto mortale all’indietro è dettato da un aspetto semplice e piuttosto simbolico che è il seguente: nel 1996 mi venne regalato il Sega Mega Drive, il mio primo gioco fu Total Football e dopo alcune partite decisi di azzerare il volume della tv per eliminare l’effetto stadio del gioco poiché io avrei fatto la telecronaca. Quel pomeriggio decisi che avrei voluto fare il giornalista, o meglio, scattò dentro di me quella molla, ed oggi, a distanza di 16 anni, una televisione ha mandato in onda (e anche in diretta) il mio primo servizio. Mentre l’emittente stava trasmettendo la mia voce, io ero indaffarato nel contattare il metereologo per farlo intervenire in diretta proprio dopo il mio servizio. Non me lo sono gustato, ma va bene così, lo avevo sentito già troppe volte nei giorni prima. Giovedì l’ho registrato e abbiamo deciso di comune accordo con il montatore che la terza lettura era buona per essere mandata in onda. Questo è certamente il fatto principale di giornata, ma partire dalla fine per raccontare questa settimana, è un compromesso che si può accettare. Intenso è l’aggettivo per descrivere questi giorni di lavoro, mi sembra lontano anni luce lunedì 14 perché nel mezzo è come se avessi vissuto almeno un paio di settimane. Questa affermazione evidenzia quanto i giorni precedenti siano stato pregni di lavoro e di massimo coinvolgimento, a ritmi elevati e con una concentrazione portata a livelli quasi esasperati per non perdermi nemmeno una virgola. Oggi è stata la giornata anche della prima esterna, insieme all’operatore ci siamo recati al Canile comunale per fare delle riprese che ci serviranno per la puntata di lunedì. La prima settimana è da poco archiviata e sono convinto che rimarrà la più difficile proprio perché ha aperto questa nuova avventura. Le sensazioni della vigilia sono state tutte confermate: è una grossa occasione, nessuno dall’esterno se ne può bene rendere conto ma io ho già capito quanto possa aiutarmi e quanto possa apprendere, sapere e conoscere da questo stage. L’ambiente è bello, a volte frenetico ma decisamente giovanile. Sono stato accolto bene, anche se sono sicuro che agli occhi degli altri sembrerò come sempre (all’inizio) quello timoroso e quasi impaurito, in realtà è solo la mia educazione ed il mio modo di entrare in punta di piedi con quell’aggiunta di riservatezza che mi contraddistingue. Non sarò mai l’amicone di tutti dopo mezza giornata e preferisco questo low profile, di tempo ce n’è e sono convinto, come capita sempre, che a fine luglio in tanti cambieranno la loro prima impressione su di me. Due giorni ora per rifiatare ma soprattutto per metabolizzare tutto e fare un po’ d’ordine, ho bisogno di questo, di assimilare un attimo quelle tremila cose che mi sono state versate in testa in 5 giorni anche perché da lunedì dopo pranzo, si ricomincia di nuovo.   

22:53 Scritto da: matteociofi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, stage | OKNOtizie |  Facebook

16/05/2012

La bolgia dell'Ataturk

Questa mattina, mentre guardavo lo stradario, ho scoperto qualcosa di veramente paradossale, una coincidenza clamorosa. Dietro la redazione in cui ho iniziato a lavorare da lunedì c’è una piazza che si chiama Largo Ataturk. Probabilmente nessuno di voi riuscirà a trovare il senso di questa mia considerazione, io invece sono stato immediatamente attratto da questo nome. Per chi non conoscesse il tizio in questione posso dire che Mustafa Kemal Atatürk è stato un militare e politico turco, fondatore e primo presidente della Repubblica Turca (1923-1938) ed è considerato l'eroe nazionale turco. A tale personaggio è stato dedicato anche lo stadio principale di Istanbul, quello famoso in cui il Milan perse la finale di Champions del 2005 contro il Liverpool. In vantaggio di 3 gol alla fine del primo tempo, i rossoneri furono raggiunti nella ripresa nell’arco di sei minuti prima di capitolare definitivamente ai rigori. L’Ataturk nel corso degli anni, nel mio immaginario, ha iniziato a coincidere con la bolgia massima, l’inferno totale nel quale giocarsi qualcosa. In questi sette anni, tale metafora è stata utilizzato tantissime volte, soprattutto nei parallelismi fatti con Gabriele. Proprio ieri sera gli ho scritto un messaggio in cui dicevo testuali parole: “E' come dover giocare un campionato, 38 partite, sempre in trasferta nell'inferno dell'Ataturk”. Questa frase riassumeva il contesto lavorativo nel quale sono appena sbarcato, la similitudine a mio avviso era estremamente azzeccata. Oggi ne ho avuto la conferma finale quando ho capito che lì, a due passi dalla redazione, c’è una piazza dedicata al grande eroe turco. La giornata è stata impreziosita anche da un altro aspetto, ho notato che dentro l’ufficio, su un palo che sostiene una tv, c’è arrotolata una sciarpa dell’Inter. Solo oggi pomeriggio ho capito il perché non me ne fossi accorto prima, essendo del gruppo Monelle (le ragazze della Curva Nord) è prevalentemente rosa con dei risvolti nerazzurri. Comunque sia, ho l’Ataturk alle mie spalle e una sciarpa dentro l’ufficio che non so a chi possa appartenere. I riferimenti non sono casuali e per me sono tutti dei segnali: il vessillo interista mi incita, ma l’Ataturk nelle vicinanze mi ricorda che non sarà semplice, o meglio, prima di una clamorosa vittoria ci sarà da lottare. Quelli del Liverpool lo sanno.

 

bolgia, Ataturk, coincidenze

 

21:48 Scritto da: matteociofi in blog life | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: bolgia, ataturk, coincidenze | OKNOtizie |  Facebook

13/05/2012

Allacciamo le cinture

 

“…E mi rendo conto che il talento senza palle è inutile, anzi è deleterio... perché se sei idiota solitamente grosse occasioni nella vita non ti capitano, se non lo sei, qualche treno importante passa e la paura di salirci è sempre tanta...”

(8.4.2012)

 

Una domanda che diverse persone mi hanno fatto in questi giorni è stata la seguente: “Sensazioni?”. Puntualmente a tale quesito non ho saputo rispondere, non sono stato in grado per un motivo chiaro, non so realmente cosa aspettarmi da questa nuova avventura che inizierà domani poco dopo l’ora di pranzo. Comincia il mio stage, in un posto che dovrò imparare a scoprire un pezzo alla volta, da umile avventuriero, senza timori e con il gusto della sfida. Domani parte questo viaggio che durerà 3 mesi, poi vedremo, di certo l’esperienza che potrò maturare sarà tanta, conoscerò molte cose, farò pratica e mi calerò del tutto all’interno di questa dimensione, quella di una tv. Come detto inizialmente non so cosa aspettarmi, immagino che sarà una parentesi affascinante ed utile ma non riesco ad avere sensazioni chiare poiché non posso ipotizzare qualcosa che non mi ha mai minimamente sfiorato. Per questo, dico a tutti che potrò raccontare qualcosa al termine della mia prima settimana. Giovedì ho consegnato i documenti e quindi la parte burocratica è stata sistemata, ora bisogna mettersi al lavoro ed assaporare ciò che sarà. Saranno 90 giorni impegnativi, quelli che vivi in apnea, come quando bevi qualcosa in un sorso solo, non potrà essere diversamente. Sarà cosi, e la pressione sarà tantissima. Dimostrare il proprio valore in un settore nel quale non hai grande esperienza non è facile, ogni giorno dovrò dimostrare qualcosa in situazioni appena imparate. Per questo sarà fondamentale apprendere rapidamente e disimpegnarsi nel modo migliore: rubare con gli occhi, ascoltare e mettersi a completa disposizione. Ci sarà pressione per questi motivi, parto da zero ma devo essere all’altezza. Sento un po’ il peso di essere stato il prescelto, so come sono andate le cose e quindi so che qualcuno ha voluto puntare su di me: devo cercare di non far rimpiangere la decisione presa. Non mi sto caricando di nessuna ansia inutile, ma mi rendo conto anche di alcune dinamiche e poi, onestamente, non vedevo l’ora di rimettermi in gioco, di misurarmi e soprattutto di fare. In questi due mesi da disoccupato ho setacciato il web, nel cercare lavoro e impieghi ma ci sono stati anche dei momenti di vuoto e di noia. Forse mi sarò anche riposato, ma il desiderio di rientrare in pista a prescindere dalla gara era troppo forte e per questa ragione sono ben felice dell’opportunità. Speravo in un’occasione del genere, non credevo nemmeno che potessi ritrovarmi fra le mani un’opportunità così buona, ho fatto bene a rifiutare le prime proposte e i primi soldi, volevo fare altro, volevo fare questo, volevo continuare a seguire il mio istinto, le mie passioni e ciò per cui ho studiato.

Si parte, domani.

Allacciamo le cinture.

lavoro, stage, tv

 

11:39 Scritto da: matteociofi in blog life | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, stage, tv | OKNOtizie |  Facebook

09/05/2012

Coincidenze e incontri

Partendo dal presupposto che sono un tipo attento ed un valido osservatore, inevitabilmente rimango attratto da certe casualità, cose a volte banali, ma allo stesso tempo inattese e sorprendenti che mi fanno sorridere della vita, anzi, rafforzano quella concezione che ho di quest’ultima: è veramente strana. Ho fatto tutto questo preambolo per raccontare un episodio che mi è capitato oggi pomeriggio, ma prima di narrarlo voglio citarne un altro, quello sensazionale, unico ed inarrivabile. Agosto 2008, cammino per Manchester e mi fermo a vedere qualche vetrina, nel mezzo di una delle vie principali della città vengo fermato da un ragazzo spagnolo. Lo sconosciuto, prendendomi per uno del posto, mi chiede informazioni per un fish and chips. Quando gli rispondo che non sono un Mancunian e tanto meno un inglese, capisce di aver scelto la persona sbagliata. Scambiamo comunque due battute, e prima di salutarlo gli do le indicazioni per raggiungere il McDonald’s più vicino. Il pomeriggio successivo lascio Manchester per tornare a Liverpool, dopo aver lasciato il bagaglio in hotel vado a fare due passi verso Albert Dock. Immerso nella mia passeggiata, ad un certo punto, vedo un tipo a me noto fare un fotografia alla torre della Pumphouse. Mi avvicino e riconosco lo spagnolo del giorno prima. Mi allontano senza rivolgergli parola ma rimango stupito dell’eccezionalità del fatto e dalla clamorosa coincidenza, semplicemente pazzesca. Vedo una persona un giorno, ci parlo e lo saluto, il pomeriggio dopo lo ritrovo in un'altra città a 60 miglia da quella in cui lo avevo visto il giorno precedente. Per me questo fatto rimane straordinario, l’esempio lampante di come certe casualità nella vita possano andare ogni oltre spiegazione. Oggi invece mi sono recato alla BPM (Banca Popolare di Milano) per rinnovare la Tessera dell’Inter. Entrato dentro la filiale ho riconosciuto immediatamente la persona al di là del vetro, ossia colui che nel luglio del 2009 mi fece le pratiche per il rilascio della tessera stessa nella sede di Via Palmiro Togliatti. Immediatamente ci siamo riconosciuti, lui ha capito tutto quando ha visto la mia card e ha ricollegato ogni cosa. Mi ha chiesto come mai nel 2009 ero andato in quella sede e soprattutto perché oggi mi ero recato in quest’altra nella quale lui è stato spostato due mesi fa. Gli ho raccontato tutto e abbiamo capito che la Tessera del tifoso ci unirà per il resto dei nostri anni. Tre anni fa lavorava da un parte e io andai la, oggi lavora qui vicino casa mia e io sono andato in quest’altra sede, tutto ciò è avvenuto per puro caso, senza logica, senza spiegazione. In tre anni ha fatto una solo Tessera del tifoso, a me, oggi ne rinnova un’altra e sempre al sottoscritto, ironizzando gli ho detto che gli sto facendo imparare una cosa in più. Comunque sia, quando gli ho dato la mia vecchia tessera e lui l’ha dovuta tagliare, un po’ ci sono rimasto male, mi è dispiaciuto per quella carta che stava per concludere così la sua esistenza. L’ho fatta nell’estate del 2009, all’alba della stagione trionfale, della più grande di tutti i tempi. Quella tessera fu simbolicamente il primo passo verso la nostra conquista del mondo e ricordo ancora che andai a ritirarla due giorni prima di partire per Verona per il concerto di Ligabue. Oggi ho incontrato nuovamente il mio amico Massimo (si chiama così) della BPM, ho dato indietro la mia tessera e a breve ne avrò un’altra, come ho detto a lui, speriamo che sia fortunata come quella precedente in questo mirabolante valzer di coincidenze e incontri.

incontri, coincidenze, tessera del tifoso